Il ritmo della cassa era un battito cardiaco accelerato che riempiva la stanza.
Elena fece un passo avanti, entrando nel cono di luce viola della console.
Alex si accorse della sua presenza solo quando sentì il profumo di lei sovrastare l’odore dell’elettronica calda.
Si tolse le cuffie, lasciandole scivolare sulle spalle, ma non smise di muovere la mano sinistra su un potenziometro, sfumando le frequenze alte.
I suoi occhi corsero lungo il corpo di Elena, soffermandosi sulla biancheria di pizzo nero che ora era l’unica cosa a coprirle la pelle.
”Sei tornata presto,” mormorò lui, con una voce resa roca dal riverbero dei bassi. Lo sguardo era fisso su di lei, carico di un’aspettativa che non cercava di nascondere.
Elena sorrise, un’espressione carica di una sfida silenziosa. Si avvicinò alla console, premendo il bacino contro il bordo del tavolo tecnico, proprio di fronte a lui.
“La musica era troppo alta,” rispose lei, abbassando la voce fin quasi a un sussurro malizioso.
“Si sentiva fin dal corridoio. Mi ha fatto venire voglia di… disturbarti.”
Con un movimento lento, Elena allungò una mano verso la console. Le sue dita, con le unghie laccate di scuro, sfiorarono quelle di Alex mentre lui cercava di regolare il volume.
Lei non lo lasciò fare; spinse invece il fader verso l’alto, facendo esplodere il suono nella stanza.
”Disturbarmi?” Alex ridacchiò, un suono basso che si confuse con la musica. Le afferrò il polso, attirandola tra le sue gambe mentre era ancora seduto sullo sgabello.
“E sentiamo, qual è il piano? Perché se l’obiettivo era distrarmi dal mix, ci sei riuscita al primo bottone che hai slacciato.”
”Voglio vedere se riesci a tenere il tempo anche quando non hai le mani sui tasti,” ribatté lei.
Si chinò in avanti, costringendolo a inclinare la testa all’indietro.
Gli passò la punta della lingua sul lobo dell’orecchio, proprio dove poggiava l’archetto delle cuffie, prima di morderlo leggermente.
Alex imprecò a bassa voce, perdendo definitivamente interesse per i loop che giravano sui monitor.
Le sue mani, calde e impazienti, corsero lungo le cosce di Elena, risalendo con decisione sotto il pizzo. La pelle di lei era bollente, in netto contrasto con l’aria condizionata della stanza.
”Il pavimento è freddo, Elena,” avvertì lui, con un sorriso predatore, mentre la faceva scivolare giù dallo sgabello, guidandola verso il parquet scuro.
”Allora vedi di tenermi al caldo tu,” rispose lei, mentre si sdraiava, tirandolo a sé per il colletto della maglietta.
Alex si inginocchiò sopra di lei, le mani piantate ai lati della sua testa. La musica sopra di loro era diventata un muro di suono che li isolava dal resto del mondo.
“Ti avverto,” sussurrò lui a un centimetro dalle sue labbra, “non ho intenzione di essere delicato con questo remix.”
Elena inarcò la schiena, sentendo il contatto ruvido dei jeans di lui contro le sue gambe nude.
“Meno chiacchiere, DJ. Fammi sentire il beat.”
Il calore tra i due era diventato una pressione insopportabile, un’elettricità che superava quella dei cavi sparsi intorno a loro.
Alex fissò Elena negli occhi, lasciando che la provocazione di lei gli scavasse dentro. Non era più una questione di musica; il ritmo ora lo dettava il respiro spezzato di lei.
Con un gesto deciso, Alex le afferrò i polsi, inchiodandoli sopra la testa sul legno freddo del pavimento. Il contrasto tra il gelo del parquet e il fuoco della pelle di lui la fece sussultare, un brivido che le percorse la schiena inarcandola verso di lui.
”Hai voluto alzare il volume, Elena?” mormorò lui, la voce ridotta a un graffio sensuale contro il suo collo. “Adesso stammi dietro.”
La reazione di Alex fu immediata e possessiva.
Le sue mani abbandonarono i polsi per scendere con forza lungo i fianchi, attirandola a sé in un incastro perfetto. Ogni suo movimento era calcolato, potente, guidato dai bassi che facevano tremare le assi del pavimento sotto i loro corpi.
Elena rispose con un gemito soffocato, affondando le unghie nelle sue spalle, portandosi a stringere le sue natiche cercando di ancorarsi a lui mentre il mondo intorno diventava solo sfocatura e vibrazione.
La tensione salì vertiginosamente, un crescendo che ricalcava la struttura della traccia che girava in loop sulla console. Le parole lasciarono il posto ai respiri corti, ai nomi sussurrati come preghiere o imprecazioni.
Alex sentì la resistenza di Elena cedere, trasformandosi in una danza frenetica di bacini e sguardi che non si staccavano mai.
”Alex… ora,” implorò lei, la voce rotta, mentre i suoi occhi cercavano quelli di lui in cerca di un segnale.
Lui non rispose a parole. Aumentò il ritmo, un’ultima sequenza di spinte decise che portarono entrambi sull’orlo del precipizio.
Quando il beat della musica raggiunse il suo picco massimo, esplodendo in un muro di suono bianco, anche loro si lasciarono andare.
L’orgasmo li travolse come un’onda d’urto.
Elena strinse le gambe attorno alla vita di lui, gettando la testa all’indietro mentre un grido muto le moriva in gola.
Alex si irrigidì sopra di lei, nascondendo il viso nell’incavo della sua spalla, espirando tutto il fiato che aveva in corpo mentre il piacere lo scuoteva violentemente.
Rimasero così per minuti che sembrarono ore, distesi sul pavimento mentre la musica, finita la traccia, scivolava in un silenzio vibrante, interrotto solo dal ticchettio dei loro cuori che cercavano di tornare a un ritmo normale.