La pioggia picchiava selvaggia contro le finestre dell’appartamento di Matteo, ma dentro il silenzio era teso, quasi solido.
Si fissavano a pochi centimetri di distanza, le spalle di lei contro la porta appena chiusa, il respiro di lui che le sfiorava lo zigomo.
«Dimmelo,» mormorò Matteo, la voce che vibrava bassa, carica di una fame trattenuta per anni. «Dimmi che non sono stato l’unico a impazzire ogni volta che chiudevo gli occhi,che ti pensavo!»
Anna gli afferrò i polsi, le nocche bianche,le tremava la voce, «Ho cercato il tuo profumo in ogni uomo che ho incontrato.
Ho cercato le tue mani, il modo in cui mi guardavi come se fossi l’unica cosa viva al mondo.
Mi sono sentita morire di fame per cinque anni, Matteo.»
La Memoria dei Sensi
Non ci fu più spazio per le parole educate.
Matteo le incorniciò il viso con le mani, premendo i pollici contro i suoi zigomi prima di avventarsi sulla sua bocca.
Fu un bacio che sapeva di disperazione e di possesso.
Anna,rispose con un gemito soffocato, aprendo le labbra per accogliere la sua lingua, un’invasione familiare e devastante che le fece tremare le ginocchia.
Le mani di lui scesero frenetiche, sollevandole il bordo della maglia di seta sfiorando i capezzoli già turgidi.
La pelle nuda di Anna incontrò il palmo caldo di Matteo e lei sussultò, inarcando la schiena.
«Toglimi tutto,» ordinò lei tra un respiro e l’altro. «Adesso.»
Mentre Matteo le sfilava i vestiti, i suoi occhi divoravano ogni centimetro di pelle rivelato, come se stesse leggendo un libro proibito che aveva imparato a memoria. «Sei più bella di come ti ricordavo,» sibilò lui, la voce rotta. «E la mia memoria è stata un tormento.»
La spinse delicatamente sul letto, ma Anna lo tirò giù con sé, non sopportando un solo centimetro di distanza.
Quando si ritrovarono pelle contro pelle, il calore fu quasi insopportabile.
«Guardami,» disse Matteo, posizionandosi sopra di lei, i muscoli delle braccia tesi mentre si reggeva sui gomiti. «Voglio che tu veda chi ti sta prendendo.»
Anna, affondò le unghie nella sua pelle, sentendo la consistenza solida della sua schiena. «Ti sento. Dio, Matteo, sei così reale,ora sei reale!»
Matteo, iniziò a baciarle il collo, scendendo con morsi leggeri verso il seno, soffermandosi sulla curva dei capezzoli. La sua bocca era calda, esperta, e ogni volta che la sua lingua sfiorava i punti più sensibili, Anna lanciava la testa all’indietro, i capelli sparsi sul cuscino come fili di seta scura.
«Ti voglio dentro di me, ora. Non posso più aspettare un secondo,» ansimò lei, le gambe che si intrecciavano intorno ai fianchi di lui per attirarlo più vicino, lo teneva con le mani per le natiche,dove la tensione era diventata un sussulto pulsante.
Matteo entrò in lei con una spinta lenta, profonda, un gemito gutturale che gli uscì dal petto mentre i loro occhi rimanevano inchiodati.
Era un’unione che andava oltre il sesso; era il riconoscimento di due anime che tornavano a casa.
Matteo iniziò a muoversi con una cadenza deliberata, quasi crudele nella sua precisione.
Ogni spinta era un richiamo, ogni ritiro una promessa.
ANna gli afferrò il viso, costringendolo a baciarla ancora mentre il piacere iniziava a montare come una marea. «Non fermarti… Matteo, ti prego, non lasciarmi più.»
Quando il piacere esplose, fu violento e totale.
Anna gridò il suo nome, stringendolo a sé mentre i muscoli di lui si contraevano in un ultimo, potente sussulto.
Rimasero così, fusi, mentre il battito dei loro cuori cercava di sincronizzarsi di nuovo.
Il respiro di Matteo era pesante sulla sua spalla. Le accarezzò i capelli, umidi di sudore, con una tenerezza che contrastava con la ferocia di pochi istanti prima.
«Non vado da nessuna parte, Anna,» sussurrò lui contro la sua pelle, mentre la pioggia continuava a cadere, ora più dolce, all’esterno. «Abbiamo troppi anni da recuperare, e io ho intenzione di prendermi ogni singola ora.»
